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la Valle dell'Ombrone

La Valle dell'Ombrone è la valle costituita dal fiume Ombrone, che si estende nella provincia di Grosseto, dopo che il fiume ha attraversato la parte meridionale delle Colline del Chianti e la zona delle Crete senesi lungo il suo tratto iniziale. Comprende anche i dolci rilievi collinari che si elevano attorno al corso del fiume e ne delimitano lo spartiacque orografico.
L'intera area geografica confina a nord con le Colline del Chianti, a est con la Val d'Orcia (ove ingloba la parte terminale del fiume Orcia) e con il cono vulcanico del Monte Amiata, a sud-est si inoltra nelle Colline dell'Albegna e del Fiora, a sud-ovest si apre nella Maremma grossetana, mentre a ovest il territorio è in continuità con la sponda sud-orientale delle Colline Metallifere a sud e con le Crete Senesi a nord.
In provincia di Siena la valle interessa i territori comunali di Castelnuovo Berardenga, Rapolano Terme, Asciano, Buonconvento, Murlo e Montalcino, mentre in provincia di Grosseto il fiume Ombrone segna inizialmente il confine con il territorio di Montalcino (SI), per poi attraversare i comuni di Civitella Paganico, Cinigiano, Campagnatico, Scansano e Grosseto, prima di sfociare nel Mar Tirreno presso Bocca d'Ombrone (Grosseto). L'area grossetana comprende gli interi territori dei tre comuni della provincia, la località di Montenero d'Orcia nel comune di Castel del Piano e le località di Istia d'Ombrone, Grancia, Batignano e Montepescali nel comune di Grosseto.
I paesaggi alternano vegetazione fluviale lungo i corsi d'acqua, boschi di macchia mediterranea (versanti esposti a sud) e vaste aree assolate dove cipressi e sughere (nell'area grossetana) ombreggiano le strade e segnano i confini tra i vari poderi; nella parte orientale del territorio comunale di Cinigiano, si estendono i primi castagneti secolari verso il Monte Amiata. Nell'ultimo tratto prima della foce, il fiume Ombrone attraversa la piana grossetana, vasta zona pianeggiante nel cuore della Maremma.
A cavallo tra le province di Grosseto e Siena, lungo il corso del torrente Farma che segna il limite tra i due territori provinciali, si trovano le Terme di Petriolo, fruibili sia liberamente lungo il torrente che presso strutture attrezzate.
La Valle dell'Ombrone presenta temperature medie simili a quelle della Maremma grossetana, ma con escursioni termiche giornaliere ed annue più accentuate per il minor influsso marittimo e la presenza di caratteristiche continentali.
Le precipitazioni minime si registrano nell'area tra Cinigiano, Porrona e il corso dell'Orcia, con valori di poco superiori ai 600 mm annui, irregolarmente distribuiti nell'arco dell'anno ma con leggera prevalenza autunnale, che si contrappone ad un'accentuata siccità estiva; precipitazioni più intense si registrano invece nella zona di Civitella Paganico e sui rilievi di maggiore altitudine, con valori attorno agli 800-900 mm annui, che si raggiungono grazie agli apporti autunnali, primaverili e ai brevi ma intensi temporali termo-convettivi pomeridiani o serali della stagione estiva.

la Bocca dell'Ombrone

Bocca d'Ombrone è la denominazione con cui viene indicato il luogo della foce a delta cuspidato del fiume Ombrone. La sua ubicazione è sul Mar Tirreno, nel territorio comunale di Grosseto. La località è classificata come sito di interesse comunitario ed è inclusa nel Parco naturale della Maremma, da dove è raggiungibile attraverso l'itinerario A7.

A nord di Bocca d'Ombrone si estende una zona umida, il Padule della Trappola, mentre a sud le opere settecentesche di canalizzazione volute dai Lorena hanno notevolmente ridotto le originarie aree palustri, che hanno lasciato spazio alla Pineta Granducale: l'unica zona priva di pineta a sud dell'Ombrone è l'area denominata Le Macchiozze, mentre in prossimità del litorale a ridosso della foce rimane traccia della Salina di San Paolo.

In prossimità della sponda meridionale dell'Ombrone, proprio in corrispondenza della sua foce è situato il Casello Idraulico, nelle cui vicinanze vi sono vari punti per effettuare l'attività di birdwatching, visto il gran numero di uccelli migratori che si recano a svernare in questa area.

la Torre della Trappola

La torre costruita dagli architetti urbinati nel secolo XVI, struttura al centro di notevole complesso di attività nel XVII, attorno alla metà del '700 denuncia una forte perdita d'importanza. Le ragioni sono ben illustrate da Jacopo Boldrini, nella sua Relazione sul Capitanato di Grosseto nell'anno 1760 (in V. PETRONI s.i.a., p.169): «La Torre della Trappola, fabricata di mattoni, ove è una Chiesa, con Cura amoyibile, come si disse di sopra. Questa torre, che pare una piccola Rocca, rimane sulla sponda del Fiume Ombrone, ma in oggi così distante dal mare che il di lei cannone appena v'arriva. Tal cosa depende dall'interramento che fu sulla bocca di detto Fiume, il quale nel tempo delle sue frequenti escrescenze, per l'esperienza già fattane, porta fra le acque contenute nel suo Alveo fino ad una trentesima sesta porzione di terra, la qual cosa fa si che, oltre all'esser pericolosa per le secche, e incostante per bastimenti l'imboccatura d'esso Fiume è larga un lungo miglio, il mare si va discostando, per così dire, a occhi veggenti. Distante poco più d’un tiro di Fucile da questa Torre verso il mare vi è un'altra antica Torretta, fabricata di rottami di pietra, dove si faceva la Canova a' lavoranti attorno le Saline, che quivi rimangono, e nelle quali si è fabbricato il sale fino al 1758, finché n'è stato costruito un'altro edificio, non per ancora ultimato, due miglia distante da CastigIioni verso Grosseto, in luogo di giurisdizione Sanese. DaIIe vecchie saline dunque della Trappola fino alla Fossa di Castiglioni vi corrono miglia 12 di spiaggia marina, lungo la quale è una selva di pini, larga circa un miglio e mezzo, dove più e dove meno, che si dice il Tombolo o la Pineta di Grosseto». Le stesse considerazioni circa i motivi per cui la torre è ormai inadeguata ad assolvere soddisfacentemente alla funzione militare originaria le esprime nel 1767 il capitano Innocenzio Fazzi nella sua Relazione topografica dal littorale pisano, di Pietrasanta, di quello della Maremma senese. Isola del Giglio, di Porto Ferraio, Isola d'Elba e di tutte le torri e posti adiacenti (Archivio di Stato di Firenze. Appendice Segreteria di Gabinetto, 220, p.11 e seguenti, marzo-aprile 1767), nella quale propone addirittura la costruzione di una nuova struttura fortificata «sopra la diritta della foce dell'Ombrone per armarsi d'artiglieria e spingarde e presidiarsi invece della Torre della Trappola che per la sua distanza dalla foce e dal mare è affatto inutile...Tutto l'attributo che di presente resta a questa torre è quello di comandare la Posta del Fiume, in cui s'ormeggiano i bastimenti latini da remo, fìlughe, navicelli fiorentini ecc., i quali bastimenti possono navigare anche un miglio e mezzo più su per detto fiume. Qui si caricano i prodotti e generi della Grossetana per farli passare altrove, e qui si scaricano quelli che vengono da fuori, onde tutto il traffico facendosi qui, il castellano è incaricato dalla Dogana di fare i manifesti...Nell'inverno per andare al mare verso la Torre della Trappola non vi è strada praticabile oltre quella sopra l'argine e ripa del fiume stesso, la quale riesce sommamente scomoda alla scoperta dei cavalleggieri che giornalmente muovono da Grosseto». Come si vede dalla Relazione del Fazzi la torre ha comunque ancora importanza per il controllo dello scalo entro la foce dell'Ombrone: ciò è confermato in una relazione sulle dogane del 1768, in cui si rileva che qui «si sbarcano moltissime mercanzie e robbe».
La necessità di un nuovo fortilizio alla foce dell'Ombrone in grado di assolvere la funzione per la quale, seppure ancora ottimamente conservata, la torre della Trappola è ormai inadatta è sottolineata di nuovo nel 1787: «La torre della Trappola, situata a 7 miglia di Grosseto lungo l'Ombrone serviva anticamente per la difesa dell'Ombrone medesimo dalla parte del mare. La torre è bella assai, in ottimo stato, con tutti i comodi immaginabili. Vi è un tenente castellano con un presidio di 10 uomini, un cannoncino e il comodo per 4 cavalleggieri, un cappellano, buono alloggio e quartiere per tutti, buona cisterna, buona batteria, molti magazzini e capannoni intorno che servono per Io scarico dei navicelli e trasporto dei grani e che servivano anticamente per le abbandonate saline. Le fabbriche sono tutte in buono stato e non hanno bisogno di nulla, ma la torre non produce più l'effetto per cui fu costruita, giacché per le piene che fa l'Ombrone al suo sbocco in mare, la spiaggia si è ingrandita ed il mare si è ritirato più di 4 miglia e la torre non può più batterlo. Lo sbocco dell'Ombrone è un posto da guardarsi per essere un posto di sbarco per le barche grosse e le altre torri sono troppo lontane per guardarlo: è dunque assolutamente necessario per guardar detto posto di far costruire di nuovo alla bocca d'Ombrone non un fortino come è stato proposto, ma per minorar la spesa vi va fatta fare una semplice torre come al Gombo per la ragione che il mare continuerà a ritirarsi, facendo invece il fortino al posto di S.Rocco e lasciare la torre della Trappola armata sul piede che è adesso poiché vi sono tutti i comodi e non sarebbe buona ad altro; e fare che il posto della torre di bocca d'Ombrone sia un posto subalterno al castellano della Trappola, con mettere alla torre di bocca d'Ombrone un caporale, 6 soldati e 2 cannoni giacché il castellano della Trappola sarà sempre in grado di dar man forte in caso di bisogno.




Il fiume Ombrone nasce a 590 mt d’altitudine il località Campi a pochi chilometri dal paese di San Gusmè, fra i Monti del Chianti Senese e sfocia nel Mar Tirreno dopo aver percorso 164 km, toccando le due province di Siena e di Grosseto. Secondo fiume toscano per lunghezza e ampiezza di bacino, alle sorgenti l’Ombrone è poco più di un piccolo torrentello ma che va aumentando gradualmente la sua portata grazie agli apporti di numerosi torrenti e fiumi che vi sfociano. Ad una decina di chilometri dalle sue sorgenti, l’Ombrone passa sotto i ponti della strada della Colonna del Grillo e prosegue costeggiando la statale 326 fino a Rapolano Terme.
Dopo Rapolano, attraversa la valle delle “crete senesi”, così chiamate a causa del terreno tipicamente argilloso e che si estendono in un lungo percorso che va da Asciano fin quasi a Buonconvento. E’ proprio a causa del terreno argilloso di queste zone che le acque dell’Ombrone appaiono perennemente torbe e sicuramente non per l’inquinamento. Fino a Buonconvento, l’Ombrone appare poco più di un fiumiciattolo, ed è proprio dopo questo paese che incontra il torrente Arbia che contribuisce sensibilmente a far aumentare la grandezza del suo bacino.
Dobbiamo premettere però che fino alla foce del fiume Merse, che ne aumenta sensibilmente la portata mantenendola più o meno della stessa ampiezza costante fino allo sbocco nel mare, l’Ombrone viene chiamato comunemente dai senesi come “Ombroncino”, proprio a causa della sue dimensioni più ridotte. Una volta superato il paese di Buonconvento, l’Ombrone attraversa campagne incontaminate e poco popolate, con folte boscaglie, vigneti e pochissime fattorie. E’ dopo aver superato il ponte ferroviario di Mattioni, nel comune di Murlo, che il fiume passa in mezzo alle sconfinate e leggendarie foreste conosciute come “Bogatto” e “Montepescini”, i più grandi polmoni verdi e selvaggi della toscana meridionale. In questi luoghi, la ferrovia non elettrificata che costeggia il fiume è l’unico simbolo tangibile della presenza della civiltà, mentre i binari ricordano abbastanza bene quelli già visti in qualche film western quando si vede una vecchia locomotiva a vapore che attraversa qualche bel paesaggio naturalistico del nuovo continente. Poco prima di arrivare alla stazione ferroviaria e in rovina di Salceta, l’Ombrone s’incontra con il fiume Merse e il secondo fiume toscano assume finalmente quelle dimensioni che gli fanno perdere definitivamente il nomignolo locale di “Ombroncino”.
Da questo punto in poi e fino alla foce dell’Orcia, l’Ombrone diventa il confine naturale delle due province di Siena e di Grosseto, attraversando campagne a cui si alternano più volte boschi, vigneti e campi coltivati, fino alla stazione ferroviaria di Pian delle Vigne. Poco dopo aver costeggiato Monte Antico, l’Ombrone s’incontra con un altro importantissimo fiume che vi s’immette: l’Orcia. L’Orcia al pari dell’Ombrone rappresenta il confine naturale delle suddette province, e superato questo sbocco, il secondo fiume toscano entra completamente nella provincia di Grosseto dove vi rimane fino alla foce nel Mar Tirreno. In provincia di Grosseto, l’Ombrone passa sotto il ponte del Sasso d’Ombrone, un piccolo villaggio che costeggia il fiume sovrastandolo dalla propria rocca, per poi proseguire il suo cammino in mezzo a boschi, fino a Paganico, dove incurva sensibilmente il suo percorso per poi proseguire lungo la restante pianura grossetana.
Superato Paganico, l’Ombrone inizia ad attraversare campagne coltivate fino al suo ingresso nel parco naturalistico della maremma, conosciuto anche come parco dell’uccellina. Dalla zona di Campagnatico a valle, il fiume risente fortemente ogni anno della siccità estiva, connessa ai forti prelievi per l’irrigazione agricola che ne fanno abbassare sensibilmente il livello delle acque. Poco prima di arrivare a Istia d’Ombrone a due passi da Grosseto, l’Ombrone riceve il supporto di due importanti torrenti: il Melacce e il Trasubbie, al disotto dei quali, raggiunge la grandezza di bacino più ampia di tutto il suo percorso, l’Ombrone arriva ad avere un diametro di portata di poco inferiore a quella dell’Arno nella zona di Ponte Vecchio a Firenze.
Al di sotto del ponte d’Istia d’Ombrone, si estende per circa un chilometro un campo di gara permanente, l’unico campo di gara presente in tutto il fiume. Infine, costeggia a sud la città di Grosseto, per poi arrivare alla tenuta chimata “la Trappola”, dove entra nel parco naturalistico della maremma e infine sfocia al mare. Cosa assai curiosa è la condizione delle acque costiere in località vicine alla foce dell’Ombrone, come Principina a Mare e Marina di Grosseto, la cui leggera torpidità sarebbe attribuibile secondo alcune teorie ai sedimenti argillosi portati in mare dal fiume. Per quanto riguarda la pesca, l’Ombrone è classificato acqua a ciprinidi dalla sorgente fino alla foce. In passato, in prossimità delle sorgenti, era classificato come acqua a salmonidi, qualifica che è venuta meno a seguito della diminuzione di trote fario naturali e a seguito dell’aumento di pesci tipicamente ciprinidi.
Le specie di pesci più ricorrenti presenti in quasi tutto il percorso dell’Ombrone, sono i cavedani e i barbi. I primi sono sicuramente i più popolari, considerando specialmente che nell’Ombrone oltre ai cavedani comuni esistono anche i cosiddetti cavedani dell’Ombrone o cavedani etruschi (chiamati così perché sembra che fossero già conosciuti dalle antiche popolazioni etrusche che abitavano le zone adiacenti al fiume), e che differentemente dai loro capostipiti comuni, non superano i 18 cm di lunghezza. Oltre alle dimensioni, altri parametri per poter distinguere un cavedano comune da uno dell’Ombrone, sono quelli che tengono conto di alcune piccolissime differenze presenti sulla loro livrea ma che sono talmente insignificanti da essere estremamente difficili da individuare per chiunque non abbia sufficienti cognizioni ittiologiche.
Il barbo comune è invece in netta diminuzione, quasi scomparso in talune località dell’Ombrone, mentre sono stati immessi e pescati barbi europei in zone vicino alla foce dell’Orcia o nel grossetano, nei pressi di Istia. La carpa la fa veramente da padrona. E’ presente nella seconda parte dell’Ombrone nella provincia di Siena, e in quasi tutto il suo percorso in quella di Grosseto. La carpa regina è di gran lunga quella più diffusa anche se è abbastanza popolare pure quella a specchi.
L’Ombrone, al pari di altri fiumi toscani e italiani, negli ultimi anni ha risentito profondamente della diffusione dei pesci gatto americani (channel), che inizialmente presenti in questo fiume solo nella zona grossetana, oggi vengono pescati sempre più anche in quella senese. Sicuramente l’onnipresente carassio rappresenta una delle maggiori piaghe di questo fiume, considerando specialmente le sempre più diffuse ibridazioni che provoca fecondando le uova delle carpe. Esistono inoltre voci abbastanza certe secondo cui nell’Ombrone grossetano sarebbero stati pescati diversi esemplari di siluro.
La pesca è consentita tutto l’anno per tutto il percorso del fiume, dalle sorgenti alla foce, ad eccezione delle zone tabellate per la frega (dov’è chiusa dal 2 di Maggio al 15 di Giugno). Invece, per poter pescare nell’Ombrone all’interno del parco della maremma, occorrono permessi giornalieri da richiedere alla provincia di Grosseto. Per quanto riguarda le tecniche di pesca, passata, roubasienne, fondo e carpfishing sono sicuramente le più indicate per pescare in un fiume come l’Ombrone.
Lo spinning, può essere limitato solo a determinate zone del fiume dove il fondale ciottoloso vanifica gli effetti torbidi del fondale argilloso, oppure durante i brevi periodi di siccità invernale quando a volte le acque del fiume tendono a schiarirsi. Lo spinning è indicato essenzialmente per i cavedani. Mentre, per quanto riguarda i Lucci, alcuni anni fa ne fu pescato qualcuno con l’ondulante a valle della foce del Merse nell’Ombrone (probabilmente qualche Luccio proveniente dal Merse), ma attualmente catturare un Luccio nell’Ombrone è diventato un evento più unico che raro…


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